Inevitabile, col processo di Cogne tornato di prepotenza su tutti i giornali, non soffermarsi a pensare a questa atroce e ormai sempre più diffusa verità: esistono madri assassine.
Giuridicamente e criminalmente però, ci sono differenze sostanziali fra madri che commettono infanticidio o figlicidio. Questa distinzione non è fatta per puro gusto del macabro, ma per tentare di spiegare cosa succede a livello psicologico in una donna, per spingerla a commettere forse il più atroce dei delitti.
Per quanto concerne il reato di infanticidio, esiste un trattamento penale particolare poiché viene considerato una fattispecie criminosa meno grave di omicidio posto in essere nei confronti del neonato, in circostanze difficili e sotto la spinta di pressioni sociali.
Impossibile tracciare un profilo sufficientemente omogeneo, tanti e svariati sono i fattori che intercorrono nella condotta criminosa: pressioni socio-culturali, tratti caratteriali come disaffettività, aggressività o mancanza di senso morale, pregressa infanzia violenta. Inoltre, le puerpere possono provare, di frequente, sentimenti di ostilità ed estraneità verso il neonato e nella dinamica psicologica, l’azione di ucciderlo subito dopo il parto può essere letta come un aborto tardivo, che viene attuato a causa di situazioni difficili che impediscono alla donna di affrontare serenamente la maternità. Un altro aspetto a cui è legato il reato di infanticidio riguarda la presenza di patologie mentali nell’infanticida. Tra le condizioni morbose, hanno maggior rilievo le oligofrenie, le psicosi (in modo particolare la schizofrenia), le psicosi puerperali, l’immaturità, le forme depressive, l’etilismo e gli stati epilettici. Però, essendo il numero dei casi limitato, non si può fare una generalizzazione e un profilo né psicologico né socio-ambientale della madre autrice di infanticidio.
Impossibile tracciare un profilo sufficientemente omogeneo, tanti e svariati sono i fattori che intercorrono nella condotta criminosa: pressioni socio-culturali, tratti caratteriali come disaffettività, aggressività o mancanza di senso morale, pregressa infanzia violenta. Inoltre, le puerpere possono provare, di frequente, sentimenti di ostilità ed estraneità verso il neonato e nella dinamica psicologica, l’azione di ucciderlo subito dopo il parto può essere letta come un aborto tardivo, che viene attuato a causa di situazioni difficili che impediscono alla donna di affrontare serenamente la maternità. Un altro aspetto a cui è legato il reato di infanticidio riguarda la presenza di patologie mentali nell’infanticida. Tra le condizioni morbose, hanno maggior rilievo le oligofrenie, le psicosi (in modo particolare la schizofrenia), le psicosi puerperali, l’immaturità, le forme depressive, l’etilismo e gli stati epilettici. Però, essendo il numero dei casi limitato, non si può fare una generalizzazione e un profilo né psicologico né socio-ambientale della madre autrice di infanticidio.
Atra storia è il figlicidio, che giuridicamente rientra nella fattispecie criminosa punita dal codice penale nel reato di omicidio aggravato per il legame di parentela. Anche dal punto di vista socio-relazionale si discosta totalmente dalla conflittualità tra genitori e figli adulti e dall’infanticidio.
Del figlicidio, si è molto sottolinea “l’uccisione del figlio non neonato ma ancora bambino” e precisamente, quel figlio nei confronti del quale dovrebbero essersi instaurati i legami affettivi, di interdipendenza, di convivenza di vissuto comune che sono caratteristici del rapporto tra genitore e figlio. Inoltre questo rapporto è caratterizzato da un persistente legame di interdipendenza, dovuto a una maturità biologica e psichica non raggiunta e a un’autonomia sociale non conseguita, poiché la vittima è ancora piccola.
Riguardo a questo delitto, come per l’infanticidio, non si può dare un’unica interpretazione, sia delle dinamiche psicologiche, sia delle modalità e dell’intervento di meccanismi psicopatologici. Tuttavia, possiamo dire che la patologia nella maggior parte dei casi si riguarda tematiche depressive, auto-svalutazione, senso di inadeguatezza, non acquisizione o perdita della capacità di svolgere il ruolo materno, ruminazioni suicidiarie. Sono frequenti anche pregressi comportamenti anomali verso il figlio che spesso non è desiderato, convinzioni pessimistiche e ansiose sul futuro fisico o mentale del figlio, che qualche volta accompagnate da idee coattive e ossessive sul fatto che potrebbero nuocere ai figli. Inoltre, si ripresentano spesso anche tematiche negative nei confronti del partner, ossia relazioni disturbate, gelosia, intenti di vendicarsi di lui privandolo del figlio. Restando la depressione il caso più frequente, ci sono
anche casi di madri che hanno un atteggiamento di insensibilità, disaffettività, iracondia nei confronti dei propri figli. Oltre alla depressione, possono essere presenti più raramente, nella madre che compie un figlicidio, altre condizioni psicopatologiche, quali l’immaturità, anomalie della personalità, oligofrenia, schizofrenia, ansietà, nevrosi ossessiva o isteria, paranoia, psicosi puerperali o reazioni psicotiche.
Riguardo a questo delitto, come per l’infanticidio, non si può dare un’unica interpretazione, sia delle dinamiche psicologiche, sia delle modalità e dell’intervento di meccanismi psicopatologici. Tuttavia, possiamo dire che la patologia nella maggior parte dei casi si riguarda tematiche depressive, auto-svalutazione, senso di inadeguatezza, non acquisizione o perdita della capacità di svolgere il ruolo materno, ruminazioni suicidiarie. Sono frequenti anche pregressi comportamenti anomali verso il figlio che spesso non è desiderato, convinzioni pessimistiche e ansiose sul futuro fisico o mentale del figlio, che qualche volta accompagnate da idee coattive e ossessive sul fatto che potrebbero nuocere ai figli. Inoltre, si ripresentano spesso anche tematiche negative nei confronti del partner, ossia relazioni disturbate, gelosia, intenti di vendicarsi di lui privandolo del figlio. Restando la depressione il caso più frequente, ci sono
anche casi di madri che hanno un atteggiamento di insensibilità, disaffettività, iracondia nei confronti dei propri figli. Oltre alla depressione, possono essere presenti più raramente, nella madre che compie un figlicidio, altre condizioni psicopatologiche, quali l’immaturità, anomalie della personalità, oligofrenia, schizofrenia, ansietà, nevrosi ossessiva o isteria, paranoia, psicosi puerperali o reazioni psicotiche.
Il figlicidio si può considerare un delitto che causa penose e violente emozioni legate alla crudeltà,
alla efferatezza, e che apparentemente viene compreso poco o per nulla.
Schematizzando, possiamo cercare di individuare alcuni motivi che possono portare una madre a commettere un figlicidio, e precisamente:
-atto impulsivo delle madri che sono solite maltrattare i figli (es. il bimbo non smette di piangere e la madre, abituata a gestire in modo inadeguato la sua aggressività con azioni violente su di esso, agiscono d'impulso in quello che viene definito raptus colpendo in figlio con un oggetto, soffocandolo o defenestrandolo);
alla efferatezza, e che apparentemente viene compreso poco o per nulla.
Schematizzando, possiamo cercare di individuare alcuni motivi che possono portare una madre a commettere un figlicidio, e precisamente:
-atto impulsivo delle madri che sono solite maltrattare i figli (es. il bimbo non smette di piangere e la madre, abituata a gestire in modo inadeguato la sua aggressività con azioni violente su di esso, agiscono d'impulso in quello che viene definito raptus colpendo in figlio con un oggetto, soffocandolo o defenestrandolo);
-agire omissivo di madri passive e negligenti nelruolo materno (ne sono es. gli omicidi passivi, legati spesso a malattie del bimbo non curate o a incidenti che all’apparenza sembrano legati alla fatalità);
-vendetta della madre nei riguardi del compagno (come vendetta di un torto reale o immaginato, nota come Sindrome di Medea);
-madri che uccidono i figli indesiderati (con piena lucidità mentale, in maniera attiva, cosciente e deliberata, spesso hanno personalità antisociale, storia di abuso di sostanze e comportamenti devianti);
-madri che uccidono i figli, trasformati in capri espiatori di tutte le loro frustrazioni (spesso presentano tratti borderline di personalità, sono madri conflittuali con tratti aggressivi e impulsivi);
-madri che negano la gravidanza e il neonato (ad es. non fanno controlli durante la gravidanza, in genere partoriscono sole e poi gettano il neonato in un cassonetto, lo abbandonano o lo lasciano morire dopo il parto);
-madri che ripetono sul loro figlio le violenze che avevano subito dalla propria madre (motivazione squisitamente analitica, sostiene che a causa di questa madre cattiva, queste donne figlicide non siano riuscite a sviluppare un’adeguata identità materna, non riescano a tollerare le frustrazioni e siano confuse nel ruolo femminile e pur non volendo essere cattive, facciano gli stessi errori delle loro madri);
-madri che spostano il desiderio di uccidere la loro madre cattiva e uccidono il loro figlio cattivo (attuando il meccanismo di difesa dello spostamento, dirottando l'odio verso la propria madre sul figlio);
-madri che desiderano uccidersi e uccidono il figlio (perchè non può stare in un mondo così cattivo, e in genere dopo si tolgono la vita, spinte spesso da patologie depressive e paranoidi);
-madri che uccidono il figlio perché pensano di salvarlo (sono mamme che presentano
aspetti persecutori, depressivi, deliranti e possono anche avere delle allucinazioni uditive imperative);
aspetti persecutori, depressivi, deliranti e possono anche avere delle allucinazioni uditive imperative);
-madri che uccidono il figlio per non farlo soffrire (nel caso di una malattia reale del bimbo);
-madri che si prodigano a curare in modo affettuoso il figlio, ma in realtà lo stanno uccidendo subdolamente (nota come Sindrome di Munchausen per procura, è un vero e proprio avvelenamento volontario attraverso farmaci o sostanze nocive alla salute).
Tanto ancora ci sarebbe da dire, credo che il tema del figlicidio e infanticidio sia molto complesso da trattare.
Vero è che ancora si deve fare molto per tutelare e difendere i bambini, sia dal punto di vista legislativo e soprattutto psicologico ed educativo.
E la difficoltà è maggiore se si tiene in considerazione che l'orco cattivo è proprio in casa, in quel luogo in cui il piccolo dovrebbe essere totalmente protetto e amato.
Vero è che ancora si deve fare molto per tutelare e difendere i bambini, sia dal punto di vista legislativo e soprattutto psicologico ed educativo.
E la difficoltà è maggiore se si tiene in considerazione che l'orco cattivo è proprio in casa, in quel luogo in cui il piccolo dovrebbe essere totalmente protetto e amato.
E.R.
4 commenti:
Ci ho messo un po' a leggerlo, perchè credo sia uno dei post più belli che mi sia mai capitato di leggere. Va bene che è il tuo mestiere, va bene che io ho un'infarinatura di psicologia della devianza per via degli studi, va bene che volevo fare criminologia, però questo è VERAMENTE un bel post, e non posso che essere d'accordo con te, sulla storia dell'orco...
Grazie Gabry, meriti un applauso per aver avuto la pazienza e la voglia di leggerlo, grazie davvero!
So che a volte mi manca il dono della sintesi, ma spesso scrivo sotto una spinta egoistica, per cui non penso a chi si dovrà leggere i mei papiri, e quando nonostante questo qualcuno apprezza, mi fa tanto piacere! :)
Letto tutto.. già.. per me non ha scusanti.. Davvero un bel post molto esaustivo.. prenderò nota :)
Palma d'oro anche a te Andy per essere arrivato in fondo! siete i miei pupilli ragazzi!
Comunque, tornando a noi caro Andy, "per me non ha scusanti" chi??? Credo che tu ti riferisca alla Franzoni, ma questo post non è un post sul caso Cogne. E' semplicemente un post che vuole far luce o almeno proporre il punto di vista della psicologia forense, in merito ai reati di infanticidio e figlicidio. E non è fatto per dare scusanti, ma spiegazioni.
Questo per mettere i puntini sulle "i" e non creare fraintendimenti:)
BACI A ENTRAMBI E TKS!
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