Serata strana quella di ieri...
Sono uscita con una persona nuova, un ragazzo conosciuto quasi per caso. La serata doveva (credevo) concludersi in una birra e 4 chiacchere, mentre è stata una lotta...
La prossemica, disciplina che studia che cosa siano lo spazio personale e sociale e come l'uomo li percepisce, ci insegna che fisicamente esistono diverse distanze a cui si pongono due interlocutori durante una conversazione, misurate in quattro 'zone' interpersonali:
--la distanza intima in cui ci si abbraccia, ci si tocca e si parla sottovoce
--la distanza personale tra amici
--la distanza sociale tra conoscenti
--la distanza pubblica per le pubbliche relazioni
--la distanza intima in cui ci si abbraccia, ci si tocca e si parla sottovoce
--la distanza personale tra amici
--la distanza sociale tra conoscenti
--la distanza pubblica per le pubbliche relazioni
L'essere umano ha una percezione di una "distanza intima" difficilmente valicabile senza provocare reazioni di disagio, superabili solo in caso di accettazione cosciente o di relazioni affettive.
La domanda che mi ronza in testa questa mattina è:
esiste anche una distanza intima nel contenuto della conversazione??
Mi spiego: la cosa strana successa ieri sera è stata che la persona in questione ha cominciato a scavare nella mia vita personale come se ci conoscessimo da mesi...
E inevitabilmente io mi sono stranita... alimentando un circolo vizioso per cui lui mi ammoniva di essere troppo chiusa...
Quando mi ha riaccompagnata a casa, ho tirato un sospiro di sollievo perchè la serata era finalmente conclusa... e non è una spiacevole compagnia in linea di massima... ma mi sono sentita messa un po' troppo alle corde, un po' come se qualcuno volesse spogliarmi per mettermi lì, nuda, senza nemmeno conoscermi...
Una volta nel mio letto poi ho provato ad analizzare la cosa: sono forse io davvero così chiusa?? ho davvero questo atteggiamento così duro e aggressivo?? ho davvero gli occhi tristi come dice??
Sono domande che mi ronzeranno in testa per un po'...
5 commenti:
bentornata!
credo che esista anche una certa distanza di contenuti da rispettare, non a caso esistono persone più o meno invadenti e invasive e quindi più o meno piacevoli.
purtroppo alle volte conoscersi per certe persone significa farsi gli affari degli altri un po' troppo e non magari cercare di capire la personalità delle persone e più che altro accettarla.
grazie tito :)
credo che questa persona lo faccia anche per un nobile scopo, nel senso che nn lo fa per il gusto di farsi gli affari degli altri... il problema sta nel rispettare i tempi soggettivi di ogni persona...
raccontare cose personali è un atto di fiducia che presuppone una certa confidenza, almeno per me...
E a me nn sembra neanche una cosa così strana da capire, forse perchè neanche nel mio lavoro si è così invasivi, quindi neanche nel caso è palese una richiesta di aiuto e un certo rapporto...
Raccontarsi è come un dono forse, che non si può pretendere, ma si deve aspettare di riceverlo...
(azz, son pure saggia-filosofica oggi, questa me la segno hihihihi)
Anche se, e credo delle volte sia capitato anche a voi, parli con una persona per 5 minuti e ti sembra di conoscerla da una vita.
Per me nei confronti di Tito ad esempio è così. Ci siamo conosciuti tramite un'amica comune, ma è come se ci conoscessimo da un milione di anni. Abbiamo anche parlato di cose personali, e lo abbiamo fatto anche abbastanza presto.
Penso che la distanza intima esista, e che la distanza di contenuti esista ancora di più: ma non è detto che le cose coincidano. Delle volte c'è distanza intima MOLTO ravvicinata, ma distanza di contenuti altrettanto lontana (stai con una persona da 10 anni, ma non la conosci ancora), mentre talvolta succede il contrario (la conosci da 5 minuti, ma pare tua sorella/tuo fratello).
Un'altra sola volta mi è capitata nella vita, con Laura una mia ex-collega. Sulle prime mi sono anche spaventato perchè non capivo cosa stesse succedendo (era sulla mia lunghezza d'onda praticamente su tutto, e lavorava lì da una settimana), e come mai mi stesse confidando cose di cui non parlava con nessun altro. Ad esempio, che è lesbica. Mica roba da ridere!
Sono d'accordo: la confidenza è un dono, e se noi la dessimo a tutti e subito, cosa distinguerebbe un "conoscente" da un "amico"?
Però certe volte confidarsi con qualcuno che magari si conosce appena è un'esigenza quasi fisica, e quindi mi (e vi) domando: perchè alcune persone ispirano tanta fiducia nel prossimo dal riuscire involontariamente a farsi dire cose che forse non vorrebbero nemmeno sentirsi dire? Cosa succede qui alle distanze intime, o di contenuti?
Esiste una "regola" che vada poi così bene?
avevo scritto un papiro lunghissimo e mi si è cancellato... appena ritrovo l'ispirazione lo riscrivo
Secondo me è molto spesso una questione di proiezioni... Non conoscendo la persona in questione, ci piace a pelle o la sentiamo particolarmente vicina perchè a livello inconscio ci ricorda qualcuno di famigliare ad es. o perchè la carichiamo di aspettative nostre... Il discorso sarebbe un po' più ampio, ma spero di essermi spiegata...
Nel mio caso invece l'antipatia nn era a pelle, ma era dettata dal fatto che il suo modo di fare fosse diciamo... un po' invasivo!!
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